Giorgio Griffa


Fra i rami strettamente intrecciati dell'albero dell'arte 
accanto a quelli curati, puliti, lustri
arte come imitazione della natura 
arte come creatività dell'uomo,
 accanto agli innumerevoli altri rami
che compaiono e scompaiono fra le foglie 
un terzo ramo è cresciuto selvaggio 
presente da sempre;
30.000 anni di memoria trapassano le pagine della storia, 
l'artista uscito dal suo studio
vive i sedimenti dell'esperienza collettiva 
, fra Guernica e Lascaux il Rinascimento 
è uno splendido incidente,
il terzo ramo dell'albero dell'arte 
è I'arte come memoria collettiva.
I mestieri dell'uomo hanno preso posto fra i mestieri dell'arte 
ogni segno è stato fatto mille volte
ogni frammento del mondo
porta soltanto le tracce che l'uomo vi ha lasciato 
e la mia pittura da imbianchino
abbandona la mia mano in quella della musa 
e la punta morbida della mia matita
ricalca segni che sono di tutti, 
non rinunziando
presuntuosamente 
a ridefinire il disegno

Giorgio Griffa


(in cat. Galleria L'Isola, Roma, gennaio 1984)


La pittura ha bisogno dei manufatti dell'uomo, muro, tela, assi, carta, stanze o facciate di case.
Prodotto prevalentemente urbano, raramente essa si è misurata con gli alberi; le foglie, con la prepotenza della natura.
Preferisce inglobarla nel suo sistema, come avviene con la pittura di paesaggio, piuttosto che uscire all'aperto:
È dunque una bella scommessa.
Anziché condurre alla pittura la memoria di una foglia, tentar di porre tra le foglie le memorie della pittura.

Giorgio Griffa

(in cat. mostra «Hic sunt leonesN, ex Giardino Zoologico Torino, 1989)


da "Pittura Italiana" mostra al Castello di Rivoli 1997 Ed. Charta

Io non rappresento nulla, io dipingo. (1972)

Non faccio a tempo a finire i miei lavori. Non posso stendere il colore sino alla fine della tela, perché nel frattempo la vita è passata avanti. (1975)

La stessa differenza fra linea e colore è illusoria perché dipende soltanto dalla larghezza del pennello e dal modo di appoggiarlo sulla tela. (1976)

La pittura è semmai il mio limite, la mia incapacità di fare altro. (1976)

La pittura non deve essere considerata né privilegiata né riduttiva rispetto agli altri mezzi. (1979)

.. io non considero la tela come uno spazio compiuto e definitivo, essa è un frammento fisico, per evidenti motivi di praticità, di uno spazio discontinuo, indefinito ed in espansione, sicché non sarebbe concepibile la sua organizzazione in modo compiuto. (1979)

... e se I'inconscio è il limite della memoria, non vi è forse uno spazio di lavoro proprio sul filo di questo limite, in cui le relazioni non sono più, o meglio non sono ancora, rappresentazione? (1979)

Il silenzio, la concentrazione e l'assenza, assenza quale concentrazione su quanto avviene nella tela anziché sulla mia volontà. (1980)

30.000 anni di memoria trapassano le pagine della storia. (1984) 

L'oblio è un luogo della memoria, purché si abbia qualcosa da dimenticare. (1990)

Ogni piccolo segno ha la sua alba e il suo tramonto, inizia e finisce, e nella breve vita percorre un barlume dell'immenso movimento del mondo... ogni traccia costituisce in qualche modo le mie colonne d'Ercole; che si spostano di volta in volta alla traccia successiva e da un lavoro all'altro. (1992)

... l'ignoto continua ad aggirarsi anche di qua, fra i segni. Le colonne d'Ercole, luogo di frattura, separazione, confine, divengono il luogo di congiunzione del fare, da occidente si spostano a oriente. Dal luogo in cui il sole tramonta a quello in cui sorge. (1995)

Un segno dopo l'altro, in cui la parola "dopo" significa .. insieme il tempo successivo e lo spazio successivo. (1995) 

.. è corretto che questa pittura rappresenti se stessa, il suo farsi piuttosto che le sue capacità di evocazione, che pur rimangono, felicemente inevitabili. (1996)

brevissimi di Giorgio Griffa