M A I N O L F I

LUIGIMIO 1976 
terra e cera, 48 x 300 cm


BRANO, 1977
gesso e acqua, dimensioni ambiente


Nella sequenza di MDLXIV (v.) era descritta un'azione che proponeva un problema di fondo: svelare, tramite un atto "spettacolare", il processo di appropriazione tecnica e mentale della scultura; da questa esperienza di passaggio nascono le copie/autoritratto dell'artista, in gesso o in cera, da sottoporre a distruzione in occasione delle performances.
La distruzione del busto dell'artista era già stata esperita, come abbiamo visto (v. scheda precedente), nell'azione inscenata da Antidogma nel '74; il "doppio" in cera viene inserito invece in una cassa in gesso e calato in mare a Napoli, nel 1977, in occasione di un' intervento dell'artista presso lo Studio Morra: il gesso, sciogliendosi, libererà la cera, che risalirà verso la superficie, poiché alleggerita del suo peso; solo col tempo.anche essa scomparirà, erosa dall'azione dell'acqua in un punto qualsiasi del mare.
Luigimio viene esposto nel 1976 a Torino da Marin, in una personale dal titolo "Welt
anschauung"; nella sua consistenza oggettuale sembrerebbe obbedire ad un diverso ordine di problemi, mentre invece si lega agli stessi concetti.
Era esposta in quell'occasione una serie di candele colorate - naturalmente sempre in forma di autoritratto -, che per la circostanza venivano accese fino alla loro estinzione. Alla nozione di distruzione dell'autoritratto in gesso, simulacro dell'artista, del '74, si affianca in questa fase l'attenzione al dissolvimento dell'immagine.
Anche questo lavoro, dunque, si situa al crocevia di un'operazione insieme politica (la cancellazione dell'artista) e catartica (per purificarne l'identità).
Luigimio nasce quando i residui delle cere colate vengono immediatamente reimpiegati per realizzare l'opera che vediamo noi oggi: ha valore di firma di un evento che è analisi interiore, rinnovamento; è la manifestazione di un'invocazione interiore, sempre legata alla scoperta di sè ed alla ridefinizione del proprio ruolo.

L'opera che ne risulta diventa così memoria concreta e fisica "permanente" dell'evento: cosa che - abbiamo visto - non sempre avviene nell'operato di Mainolfi performer, nell'arco degli anni Settanta. In Brano, esposto a "Pari e dispari. Tendenze d'Arte Internazionale", rassegna tenutasi a Cavriago nel 1977, il calco/corpo dell'artista veniva adagiato nell'acqua (ma in un ambiente chiuso) in modo che ne affiorasse la parte superiore; il lavoro, dedicato ancora a Michelangelo, veniva offerto come in sospensione, senza che fosse prevista una qualsivoglia azione successiva.
Ma di Autoritratto alato, dello stesso anno, non sarebbe rimasta più traccia dopo I'azione.
Alla "Settimana Internazionale della Performance", presentata alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna nel 1977, l'opera veniva issata in alto, in corrispondenza di un basamento appoggiato al suolo.
Seguiva la caduta "mozzafiato" dell'autoritratto, significativamente alato, fino allo schianto fragoroso sul basamento sottostante: un'azione di forte impatto percettivo, con sorpresa finale.
Una nuvola di piume blu, sarebbe a sua volta "esplosa" nella stanza, liberata dall'interno del gesso al momento del suo impatto terreno (per questi problemi, cfr. M. Bandini, Mainolfi e il suo doppio, «Spazio alternativo», 7, dic. 1977, pp. 7-9; R. Daolio, C'era una volta un re, Ivi, pp. 10-12).

Riccardo Passoni