M A I N O L F I


BATACCHIO, 1979 
ferro, staffa in bronzo 300 x 50 x 50 cm.

In parallelo al grande impegno per la realizzazione della Campana, Mainolfi realizza opere che, al contempo, costituiscono il complemento e la negazione di questa. Sono del 1979 il Batacchio, l'altro batacchio de Orco fugge dalla Valle Caudina, e Spaccacampana.
Le dimensioni di queste opere sono tra l'altro sempre coerenti allo sviluppo spaziale della Campana. Sia che il batacchio nasca solo, sia che esso venga messo in correlazione con elementi affabulatori, c'è da dire che esso sembra già prefigurare quel tema del suono che diventerà molto importante per il lavoro dell'artista a partire almeno dal 1987 (Piano e forte; Tamburi, Palle, Campane e Campanacci; Nacchere; Suoni; Sonagli: tranne la prima tutte queste opere compaiono in mostra).
L'artista vuole ora accompagnare alla riflessione sulla duttile terra I'eplorazione sulle potenzialità formali di un materiale duro come il ferro, già usato peraltro nel 1969, prima dell'arrivo a Torino, in Collare ed in Cubi (senza titolo): queste opere venivano usate per imprigionare gli spettatori durante la mostra «Il buon pittore», tenutasi al Centro Arte Europa di Napoli, nel 1972.  
Lopera più incisiva di questo nucleo è forse Spaccacampana, purtroppo non pervenutaci per questa mostra: è percettivamente più forte, proprio se pensata in azione sulle pareti fragili della Campana (è un pensiero dirompente che credo venga immediatamente alla mente di tutti). Verrebbe da aggiungere che questa sua caratteristica di negazione dell'opera maggiore conservi ancora quell'aspetto contestativo che era stato alla base sulla riflessione sull'arte del Mainolfi che distruggeva i propri autoritratti in gesso, tra il 1974 ed il 1977.

Riccardo Passoni