M A I N O L F I

NASCITA DI ORCO 
ED ELEFANTESSA, 1980
terracotta policroma, 400 x 340 cm 


STAGNONE, 1982
terracotta policroma, 280 cm diam. 


Con il 1980 la confidenza con l'uso della terra si fa sempre maggiore, ed è tale da sfociare ben presto in una scelta consapevole e, d'ora in poi, non più trascurata nel lavoro di Mainolfi.
È il momento della Nascita di Orco ed Elefantessa, che pone e risolve immediatamente il problema dello sviluppo su grandi dimensioni della tecnica della terracotta, delle sue potenzialità figurali ed espressive, come già realizzato nell'imponente Orco Valle Caudina (lungo ben sette metri).
Anche questa si configura come una scelta quasi senza precedenti - e per ciò tanto più forte - nel contesto dell'arte attuale nazionale ed internazionale.
Persino nella tradizione italiana, il "monumentalismo" (un termine in realtà improprio per Mainolfi) in questa materia e tecnica aveva un solo grande precedente: Arturo Martini, la cui riscoperta "moderna", nel campo degli studi, era ancora da venire, se si
fa eccezione per l'inclusione del grande maestro nell'importante rassegna Les Realismes 1919-1939, Parigi 1980.
L'obiettivo della scultura, fissato definitivamente con la Campana, viene qui trasposto come per cercare di chiarirne immediatamente tutte le possibilità - su parete: ne nasce un vero e proprio paesaggio scultoreo, consapevolmente orientato sulla figurazione. Compaiono qui gli elementi, al solito, che marcheranno tutta la sequenza successiva di questa fortunata serie: in particolare il senso di veduta "a volo d'uccello", di memoria antica, connessa (v. schede precedenti) a quell'idea di scultura/volo/libertà vista da Mainolfi alla fine degli anni Settanta (La Scultura). Prosegue la convinzione di lavorare in modo attento sulla "pelle", dice l'artista, sulla superficie della scultura.
Alle Forche Caudine, dell'anno successivo, inizia un processo di semplificazione rispetto all'opera citata prima: cerca di contenere il frastagliamento formale degli alberi che fuoriescono dalla composizione di Nascita di Orco ed Elefantessa un po' da tutte le parti, pur non rinunciando a violare il perimetro del muro di terracotta.
Nell'arco del biennio successivo vengono realizzate numerose opere sullo stesso taglio tematico. 
Per ricordare almeno le maggiori, si dispongono in successione Elefantessa (1981); Grande stagno (1982); Stagnone (1982); Muraglione (1982); Lo stagno (1982). Ed il momento coincide con l'affermazione internazionale dell'artista, che compare così proprio con questa immagine del suo lavoro: Alle Forche Caudine e Lo stagno vanno alla Biennale di Venezia del 1982; Nascita di Orco ed Elefantessa viene esposta invece a Documenta 7, a Kassel, nello stesso anno.

A questo punto la scoperta della propria identità sembra completa: col recupero della figurazione "naturalistica" (facendo attenzione però ad usare il colore in maniera non referenziale) si precisa quel cammino nel territorio dell'arte che avrà come maestra la natura, appunto, piuttosto della cultura figurativa precedente o contemporanea, peraltro ben conosciuta all'artista.
È una natura trasfigurata, ovviamente, non fotografata. È una natura temuta, perché la sfida con essa sarà a questo punto imprescindibile: "l'artista che io temo di più è la natura, io non temo Michelangelo..." (cfr. in C. Levi, Luigi Mainolfi, catalogo della mostra, Galleria Tucci Russo, Torino 1985).
Tra l'altro il lavoro su questo versante tecnico lo rende cosciente che esso nasce dall'uso dei quattro elementi: Acqua, Terra, Fuoco (per materializzare l'opera) e Aria (per la stessa ragione ma anche perché si immagina che dall'alto, si diceva, vadano visti questi paesaggi leggendari).
A fianco di tutto questo è, come già per la Campana, l'idea di lavoro a sostenere I'operato dell'artista. Ma soprattutto la convinzione che l'opera d'arte, la scultura cioè, possa nascere solo da un atto generativo, faticosamente formativo.
Non da un semplice pensiero da tradurre rapidamente in realtà, ma da un pensiero che sia il frutto di una lunga gestazione, collegata ad un tempo interiore di progressivo disvelamento dell'opera: ed il momento di massima affermazione dell'artista, coincidente con questo stato mentale ed operativo, viene a cadere - senza dubbio in modo fortemente originale - in un momento in cui il quadro internazionale dell'arte va assestandosi, nelle sue manifestazioni più evidenti, sul potente sviluppo delle ricerche nell'ambito della Transavanguardia e delle nuove forme di urgenza espressionistica.


Riccardo Passoni