M A I N O L F I


IL TRIONFO
 (ELEFANTESSA), 1982
 bronzo, 185 x 90 x 50 cm 


IL TRIONFO 
(ORCO) 1983 
bronzo, 240 x 84 x 60 cm 

Nel 1982 Mainolfi approda all'uso del bronzo; il bacile di Trovai Rotondi in uno stagno d'acqua (v.) ne costituisce un esempio. Ma i tempi sono ormai maturi per l'avventura sul,
versante della statua, sul grande formato: l'artista realizza Il trionfo (Elefantessa); l'anno successivo verrà il complementare Il trionfo (Orco).
Orco ed Elefantessa sono due termini ricorrenti nella titolazione delle opere: basterà ricordare gli Orchi in terracotta del 19791980; il grande paesaggio intitolato Nascita di Orco ed Elefantessa, pure del 1980 (v.); o Elefantessa, un altro grande formato del 1981: e proprio questi cenni alle opere degli anni immediatamente precedenti ci consentono di capire come, alla nominazione dell'opera, Mainolfi pervenga senza nessun vincolo a motivi d'ordine iconografico.
Orchi sono figure umane gonfie, calve, libere nell'aria o confinate in un antro sotterraneo, orchi ed elefantesse sono puro paesaggio, forme, o, come in questo caso, ibridi a metà strada tra antromorfismo e zoomorfismo. Il tema del «trionfo», poi, che non allude affatto ai Trionfi classici del nostro Umanesimo, è saldamente e provocatoriamente (o, se si vuole, ironicamente) legato al dato biografico dell'artista, ormai «grande». Non va dimenticato che, a questo punto della carriera - 1982 - Mainolfi è contemporaneamente invitato alla XL Biennale di Venezia, a Documenta 7 di Kassel, alla Xlle Biennale di Parigi.
Questo pensiero non manca di tradursi però in una nozione concettuale: il trionfo dell'artista è anche il trionfo della scultura - con piena identificazione tra opera e persona attraverso il lavoro - in grado di reggersi, mantenersi in piedi, finalmente, da sola. Elefantessa appare come un corpo gonfio, mozzate le braccia e le gambe, privo di testa, caudato a tentacolo, con l'addome teso e in atto di spingere delle protuberanze fuori di sè, sulle quali si appoggia.
È la Pancia (1980) che diventa corpo; o è la porzione di sfera di Trovai Rotondi in uno stagno d'acqua (1982) che si trasforma in una realtà organica. Questo corpo in tensione, anche se come bloccato, irrigidito nel suo peso, contiene già il rinvio a qualcosa d'altro, che non è ancora nitidamente pensato, ma che si sa che crescerà un giorno, divenendo scultura, proprio nel tentacolo/peduncolo. Nell'Orco, continua lo sviluppo dal basso delle protuberanze addominali, ora alte ed offensive; il metamorfismo è accentuato dalla soluzione di lasciare comparire come escrescenza un piccolo corpo dalla sommità di quello grande.
Giusto nello stesso anno della realizzazione de L'isola (1983), le protuberanze che comparivano in Trovai Rotondi in uno stagno d'acqua sono cresciute a tal punto da diventare supporto e sostegno alla scultura.
La nozione di basamento, in scultura, recepita ne Le bbasi del cielo (v.) l'anno precedente, appare già superata: è necessario insistere, fa capire Mainolfi, che la scultura dovrà d'ora in poi sapersi reggere «trionfalmente» da sola, sulle proprie (si perdoni l'improprietà) gambe.
Il trionfo (Elefantessa) verrà esposto, tra I'altro, alla XLII Biennale di Venezia 1986; mentre Il trionfo (Orco) era stato presentato già nel 1984 in "Ouverture", al Castello di Rivoli, quando venne inaugurato il nuovo Museo d'Arte Contemporanea.


Riccardo Passoni