M A I N O L F I


PACIFICO, 1987
terracotta policroma, 179 x 170 x 1.0 cm.

Mainolfi nel 1986 pensa ad un viaggio in Estremo Oriente, che poi effettuerà realmente; è un viaggio in principio soprattutto dell'immaginazione, volto a penetrare anche tramite l'opera ciò che è stato lungamente sognato.
Nascono in questa cornice mentale opere come Papua verde, terracotta policroma di forma circolare; Papua I, un vero e proprio paesaggio entro un tondo, anche se appena definito in superficie; Papua II, di. formato rettangolare; Grande Papua, altra grande terracotta policroma nera (187 x 420 cm) con macchie di colore rosso: opere, queste, tutte del 1986. Da un punto di vista tecnico, è l'uso del colore a costituire l'elemento di novità: comincia l'impiego dei verdi - in parallelo all'uso del rosso, utilizzato sin dal 1979 e, sotto il profilo degli accorgimenti del mestiere, c'è il ricorso alle potenzialità insite nelle trasparenze dell'olio.
Autoritratto a Koroka, dello stesso anno, rappresenta il complemento personale a questa sequenza di opere. Nasce infatti a contatto con l'esperienza dei luoghi lontani, tutta volta, come si comprende dall'opera stessa, a riscoprire la dimensione primitiva. L'autoritratto del 1986 pone, proprio per le sue caratteristiche formali di scherzo serio, il problema del confronto con la serie di autoritratti della stagione concettuale dell'artista, realizzati per le performances degli anni Settanta. Là i busti, o gli autoritratti a figura intiera, in gesso o cera, nascevano con l'obiettivo di assumere la scultura tramite la propria immagine: ma solo tramite la distruzione o .il dissolvimento dell'immagine stessa, l'artista avrebbe liberato la scultura (v. schede precedenti); qui il risultato permarrà, il libero gioco della manipolazione verrà fissato, in quanto tale, in immagine addirittura incorniciata, con una scelta di naturalissima naiveté.
Pacifico è del 1987, nasce da questo ordine di problemi e forse ancor più dalla lettura delle possibilità della terracotta in superficie individuata nei Deserti e nelle Pelli di serpente (v.). Il rettangolo nero appare solcato dalle rughe della crettatura, maculato, con due vistosi fori nella parte superiore, e con appesa, quasi come se galleggiasse su questo paesaggio, una nacchera in terracotta. Questo inserto della nacchera, apparentemente "inoffensivo" sul. corpo dell'opera, avrà notevoli conseguenze nel lavoro dell'artista a partire dal 1988, quando verranno le Nacchere (1988-1989) (v.), le Nacchere (del Sole) (1988-1991); le Nacchere (della Luna) (1991), Con nacchere a Caracas (1991) e Nacchere (Putéolí) (v.), che inaugureranno il recupero della tecnica di lavorazione del ferro e del suo trattamento cromatico.


Riccardo Passoni