M A I N O L F I


PALLE, CAMPANE E CAMPANACCI, 1988-1989
legno e bronzo, 9 elementi dimensioni ambiente

TAMBURI E CAMPANE, 1989 
bronzo, 5 elementi dimensioni ambiente
Tamburi e campane, con Tamburi, campane e campanacci e Tamburi, palle, campane e campanacci, che qui si presentano in un'unica installazione - secondo un'inedita fusione sono opere chiave dell'89, anno in cui non casualmente Tucci Russo intitolava una personale all'artista «Rumori».
Carchitettura dell'installazione è giocata sull'aggregazione di semplici solidi geometrici - lucenti quelli in bronzo, neri per contrasto quelli in legno - talvolta provvisti di un anello superiore, per ricordare l'idea del campanaccio. Al riconoscimento della campana vi si arriva per lo più per allusione, ma è certo che anche in questo caso è dai pensieri della fine del decennio precedente con la Campana, con il Batacchio - che sembra procedere questa nuova invenzione mainolfiana. Le forme, prima coricate sui tavoli (v scheda precedente), sono cresciute d'improvviso ed «ingombrano» lo spazio, impossessandosene, con grande energia. Il suono che ne scaturirebbe si immagina solo, non c'è: proprio per questo l'organismo immobile rappresentato da questa disseminazione di solidi sembra ancora più pregnante, in virtù di quel che potrebbe promettere: è «un assemblaggio di grandi proporzioni di strumenti essenziali per I'onda sonora, come i battagli per campane e il tamburo, che evocano musicalità arcaiche e pagane», scrive Mirella Bandini (cfr. «La Stampa-Tuttolibri», 18.11.1989). A quest'onda tematica andrà collegata la serie delle Nacchere, del medesimo periodo; e soprattutto, direi, nell'evoluzione del Mainolfi attuale (non dico ultimo), opere come Suoni (v).

Riccardo Passoni