M A I N O L F I


NACCHERE, 1988-1989
legno e ferro, dimensioni ambiente

NACCHERE (PUTEOLI), 1991 
ferro, 330 cm. diam.
Le due opere appartengono ad una nuova sequenza di realizzazioni che si dispongono nel 1988-1991, accanto a Nacchere (del Sole), in ferro trattato; il suo pendant Nacchere (del dirlo - che ne risultano, alludono ancora una volta allo splendore della forma semplice, costruita sul dato di natura, sulla capacitÓ di trovare in natura, in ci˛ che ci circonda, ogni motivo creativo per il proprio lavoro, e, in questo momento, al di fuori di qualsiasi stilizzazione di maniera.
Ne viene un gioco di equilibri, basato sul corto circuito armonico di vuoto e pieno; e le ultime Nacchere sono ora inserite nel cerchio, simbolo di perfezione: o forma imprescindibile, quando collegata ad un volume, del vocabolario dell'artista, come abbiamo riscontrato nella Pancia, nelle protuberanze di Trovai Rotondi in uno stagno d'acqua (v.), nei Trionfi (v), nei recipienti dell'Arcipelago (v), e nell'uso della sfera scaturito nella serie dei Soli, fino a Sole Nero (v), solo per ricordare alcuni esempi. la Luna), in acciaio dipinto in nero; Nacchere il Sud, in ferro, con l'impiego di tavoli - in questo caso con funzione unicamente di appoggio -; Con nacchere a Caracas, sempre in ferro.
Il motivo della nacchera (o cozza, con reciproco rimando per la loro evidente somiglianza formale) non Ŕ nuovo anche in questa volta, nel lavoro dell'artista, anche se qui appare in maniera trionfale come motivo unico delle composizioni. Basti ricordare Pacifico (1987) (v), ove risultava sospesa sull'omogeneo fondo scuro della terracotta, o i disegni sul tema delle cozze/macchie, nei fogli del 1987-88.
Queste Nacchere sono dunque cozze svuotate, gusci formalmente emblematici; forme e contenitori, valve delegate a contenere il suono. Mainolfi direbbe che, come le Pance contenevano fertilmente l'idea della scultura, queste cozze saranno gli equivalenti, il grembo, per l'idea del suono.
L'interesse per il ferro ed il metallo in. genere riaffiora con una certa forza nell'ultimo Mainolfi, e la forma che ne nasce Ŕ quella che sembra meglio interpretarne la possibilitÓ (l'uso del ferro qui Ŕ ben differente rispetto ai Collari, ai Batacchi, ai basamenti dei Tufi, ecc.). Le composizioni - Ŕ il caso di dirlo - che ne risultano, alludono ancora una volta allo splendore della forma semplice, costruita sul dato di natura, sulla capacitÓ di trovare in natura, in ci˛ che ci circonda, ogni motivo creativo per il proprio lavoro, e, in questo momento, al di fuori di qualsiasi stilizzazione di maniera.
Ne viene un gioco di equilibri, basato sul corto circuito armonico di vuoto e pieno; e le ultime Nacchere sono ora inserite nel cerchio, simbolo di perfezione: o forma imprescindibile, quando collegata ad un volume, del vocabolario dell'artista, come abbiamo riscontrato nella Pancia, nelle protuberanze di Trovai Rotondi in uno stagno d'acqua (v.), nei Trionfi (v), nei recipienti dell'Arcipelago (v), e nell'uso della sfera scaturito nella serie dei Soli, fino a Sole Nero (v), solo per ricordare alcuni esempi.


Riccardo Passoni